Navajo Code Talkers, una storia americana

I Navajo Code Talkers della seconda guerra mondiale meritano più di un post in un blog, ma la loro storia è in gran parte ancora sconosciuta alla maggior parte delle persone.

Come spesso mi accade visitando alcuni luoghi durante i miei viaggi, colgo alcuni aspetti che è difficile approfondire nell’arco di una vacanza che nella migliore delle ipotesi non dura più di tre settimane. Questi sono però spunti di approfondimento che sviluppo successivamente, prima della preparazione di altri viaggi o guardando le fotografie della vacanza.

E’ il caso dei Navajo Code Talkers, che mi sono tornati in mente proprio mentre guardavo le fotografie di una recente visita alla Riseva Navajo Dine’ della Monument Valley

Monument Valley riserva Navajo
Piccola digressione

L’importanza di una lingua

La lingua è fondamentale per l’identità culturale. È il codice che contiene le sottigliezze e i segreti della vita culturale. In molti modi, il linguaggio determina il pensiero. -W. Richard West, Jr., Southern Cheyenne e membro delle Cheyenne e Arapaho Tribes of Oklahoma; Direttore fondatore, National Museum of the American Indian

Difendere le tradizioni

Le nazioni indiane americane per decenni hanno combattuto per difendersi, fin dal loro primo incontro con gli uomini bianchi. Chiunque venisse in contatto con i nativi e le loro famiglie, culture e terre diventava un pericolo. I nuovi arrivati costringevano infatti i nativi a lasciare le loro terre, ad abbandonare le loro tradizioni e la loro cultura.

Una delle battaglie più dure fu quella per mantenere viva la propria lingua. Pensate che a partire dalla fine del 1800, nell’ambito di questa guerra alle tradizioni, ai bambini indiani fu vietato parlare il proprio linguaggio, arrivando persino a sanzionare le scuole laiche o religiose che ne consentissero l’uso. La storia si ripete.

Anche dopo però le cose non andarono meglio. Dopo essere stati privati delle proprie terre e della propria cultura, gli indiani americani non furono considerati cittadini degli Stati Uniti fino al 1924, in alcuni stati addirittura fino alla fine degli anni 50

Nonostante queste imposizioni molti nativi prestarono servizio in tutte le guerre, soprattutto nelle guerre mondiali, combattendo con coraggio ed a volte con azioni decisive. E’ il caso dei Code Talkers di tutte le Nazioni Indiane.

Nativi americani nelle guerre mondiali

Più di 12.000 indiani d’America furono arruolati nell’esercito degli Stati Uniti durante la prima guerra mondiale, circa il 25 percento della popolazione maschile nativa dell’epoca. Durante la seconda guerra mondiale, quando la popolazione indiana americana ammontava a meno di 350.000 individui, circa 44.000 uomini e donne indiani furono arruolati per prestare servizio nelle forze armate del paese.

I primi Code Talkers

Nella prima guerra mondiale gli Indiani Americani della Nazione Choctaw, ma anche di altre tribù, già trasmettevano al telefono messaggi nelle loro lingue tribali. Anche se non era una pratica diffusa, i messaggi in codice ebbero un ruolo chiave in alcune battaglie in Francia che portarono alla fine del conflitto.

Proprio a partire da quell’esperienza, durante la seconda guerra mondiale, a partire dal 1940, l’esercito reclutò Comanches, Choctaws, Hopis, Cherokees e altri per trasmettere messaggi in codice nella loro lingua.

Philip Johnston, che era un veterano della prima guerra mondiale, aveva sentito parlare di questi successi tra il 1941 e il 1942. Fu proprio lui a suggerire allo stato maggiore dei Marines di reclutare i Navajo nel 1942. Johnston era cresciuto all’interno della riserva Navajo per questo pensò di rivolgersi ad una popolazione che conosceva bene al fine di reclutare la sua squadra. Dopo aver visto una dimostrazione dei messaggi inviati in lingua Navajo, gli incaricati del Corpo dei Marines furono così colpiti che ne reclutarono 29 in due settimane per sviluppare un codice nella loro lingua.

i primi 29 Navajo Code Talkers

I primi 29 Navajo Code Talkers

Duro apprendistato dei Code Talkers

Durante l’apprendistato gli allievi Navajos imparavano a memoria il dizionario e tutte le parole in codice. I Code Talkers arrivavano a codificare, trasmettere e decodificare un messaggio di tre righe in lingua inglese in 20 secondi. Al tempo i computer come noi li conosciamo non esistevano e le macchine dell’epoca impiegavano 30 minuti per eseguire lo stesso lavoro.

dopo le prime positive esperienze furono addestrati circa 400 Navajos che diventarono la squadra dei Navajo Code Talkers.

Guadalcanal, Tarawa, Peleliu, Iwo Jima: i Navajo Code Talkers presero parte a tutte le operazioni dei Marines statunitensi nel Pacifico dal 1942 al 1945 inviando messaggi con un codice che i giapponesi non furono mai in grado di decodificare.

Il linguaggio fu mantenuto segreto fino 1968. Potete trovarne una copia qui: https://www.history.navy.mil/research/library/online-reading-room/title-list-alphabetically/n/navajo-code-talker-dictionary.html

Navajo Code Talkers in azione

Navajo Code Talkers in azione

Riconoscimenti tardivi ai Navajo Code Talkers

Molti Code Talkers furono insigniti con medaglie durante e dopo la guerra. Ma furono occasionali riconoscimenti per situazioni particolari. I riconoscimenti ufficiali per il lavoro svolto però tardarono a venire.

Finalmente qualcosa si mosse nel 1989, quando il governo francese conferì ai Comanche Code Talkers il Cavalierato dell’Ordine al merito nazionale, un onorificenza molto prestigiosa. Fu solo nel 2000, però, che il Congresso degli Stati Uniti approvò la una legge che rendeva l’onore ai Navajo Code Talkers e li insigniva di speciali medaglie del Congresso

Le medaglie d’oro furono per i 29 Navajos originali che svilupparono il codice e le medaglie d’argento per quelli che furono arruolati successivamente.

La scritta in lingua Navajo sul retro delle medaglie significa: “Con la lingua Navajo hanno sconfitto il nemico”.

General douglas macarthur meets american indian troops wwii military pacific navajo pima island hopping

Fonti e testimonianze

Fonti:

http://www.navajo-nsn.gov/history.htmhttps://americanindian.si.edu/education/codetalkers/html/index.html

http://www.navajo-nsn.gov/history.htm

Tutte le foto sono di pubblico dominio

Film e libri che parlano dell’argomento

Il film Windtalkers del 2002, una storia sui Code Talkers Navajo, criticato per avere relegato i code Talkers ad un ruolo di secondo piano.

Il film Sacro e profano del 1959 dove Charles Bronson impersonava un code talker Navajo.

Il romanzo storico Code Talker racconta la storia di un gruppo di Navajo sul fronte del Pacifico durante la seconda guerra mondiale.

Testimonianze:

Non è possibile tradurre delle testimonianze senza stravolgerne almeno in parte il senso. Ne trovate alcune qui: https://americanindian.si.edu/education/codetalkers/html/chapter7.html

Il nostro viaggio nel sud ovest degli USA

Ecco l’itinerario del nostro Viaggio in USA negli Stati Uniti Sud Ovest

Prima di cimentarti in questo viaggio leggi questo articolo: Partire per gli Stati Uniti: le cose importanti da sapere

Prima tappa Las Vegas Sin City, la citta’ del peccato – ma lo è ancora? (270 miglia da Los Angeles, 4 ore senza traffico, ma contatene 6 o 7 in caso di traffico, specialmente il fine settimana):

Altri articoli su Las VegasFremont Street Las VegasMatrimonio a Las Vegas: il luogo per sposarsi nel 2019? , I murales di Downtown Las Vegas

Zion National Park (160 miglia, 2,5 ore) Escursione nello Zion Canyon National Park

Bryce Canyon (88 miglia, 2 ore) – Fotografare il Bryce Canyon

Moab – Arches National Park, passando attraverso Escalante e Capitol Reef (270 miglia, 6-7  ore).. sarebbe stato meglio prevedere una sosta, ma la disponibilità di strutture non è il massimo. – Escursione negli Arches (video) Visita al parco nazionale degli Arches  (fotografie)

Monument Valley (155 miglia, 2,5 ore) – Monument Valley, la riserva NavajoDine’Navajo Code Talkers, una storia americana

Antelope Canyon (125 miglia, 2 ore) Scegliere fra Lower Antelope Canyon e Upper Antelope Canyon

Horseshoe Bend (10 miglia, 15 minuti Un Salto a Horseshoe Bend

Grand Canyon (135 miglia, 3 ore) Escursione nel Grand Canyon

Seligman sulla Route 66 (102 miglia, 2 ore) meglio fermarsi ad Oatman – in arrivo

Las Vegas (si, di nuovo.. 177 miglia, 3 ore)

Death Valley (141 miglia, 3 ore) – La Valle della Morte

Los Angeles (270 miglia, 5 ore)

Las Vegas (si, di nuovo..  no, dai, scherzo!!) 🙂

Parti per gli Stati Uniti

Per saperne di più

Per saperne di più sui miei viaggi in America date un’occhiata a questa pagina dove sono raccolti alcuni articoli su Stati Uniti ed Alaska.  Se non vi basta potete dare uno sguardo agli ultimi articoli pubblicati oppure cercare nel blog scegliendo dai tag o dalle categorie a vostro piacimento.

Prima di partire per gli USA però consulta questo articolo e magari trova ispirazione con i viaggi che consiglio.

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