Viaggio a Junagadh: lavori pericolosi

Viaggio a Junagadh: lavori pericolosi

Durante il viaggio a Junagadh, dopo la salita a Girnar Hill con i suoi 10.000 scalini, mi sono preso qualche ora per visitare questa cittadina. Fra le opere di rilievo una moschea antica mi attira, ma più ancora lì vicino vengo attratto dai lavori di pulitura di un pozzo.

In ogni città ci sono pozzi, i più interessanti sono pozzi a scale, dove la gente può andare a lavarsi, altri sono invece inaccessibili e di sola utilità per l’approvvigionamento idrico.

La mia attenzione in questo caso viene attirata dagli addetti ai lavori di pulitura. Il pozzo era accessibile tramite una scala intagliata in una profonda gola di roccia (foto a fondo pagina), mentre gli addetti pulivano una parte visibile ma non accessibile.

viaggio a junagadh

I due addetti che se ne occupano sono veramente singolari: uno si occupa della sicurezza con la corda e ostenta una nonchalance ai limiti del menefreghismo, che invece riflettendoci bene non è altro che incoscienza. L’altro invece materialmente si occupa della pulizia e rischia la vita appeso ad una corda in tutta tranquillità.

Le fotografie parlano da sole.

Il povero pulitore sfrega e raschia tutto il pozzo prima di risalire la corda. Basterebbe una distrazione per cadere, ma almeno per questa volta esce indenne.. alla faccia della 626!!

Chiudiamo la visita con una capatina ad un piccolo mercato di spezie, non so perché ma questi posti mi attirano.

viaggio a junagadh
By | 2016-10-17T18:48:03+00:00 settembre 24th, 2016|Categories: Asia|Tags: , |0 Commenti

About the Author:

Amo luoghi lontani, animali esotici e persone di cultura diversa. Se dovessi scegliermi una definizione "ufficiale", questa potrebbe essere fotografo naturalista e di viaggio, ma mi piace considerarmi un cacciatore di avventure con una macchina fotografica. Viaggiare e fotografare non sono le mie uniche passioni: mi piace correre, arrampicare ed andare in bicicletta, insomma.. non mi annoio!

I testi sono riproducibili con licenza Creative Commons / Le fotografie sono © Massimo Basso

Scrivi un commento