Gli indigeni Embera’ Panama: l’inaspettato

Gli indigeni Embera’ Panama

Gli indigeni Embera’ Panama: quello che non ti aspetti

Panama nella mia mente evocava due cose: il cappello Panama e il Canale di Panama, ovvero non vale la pena di andarci. Invece Panama significa spiagge bianchissime dei Caraibi e storici quartieri della capitale, dichiarati patrimonio dell’umanità.

Ma per vedere il meglio di Panama occorre immergersi nel verde, infilarsi nella giungla e andare a visitare una delle sette tribù indigene che vivono sul territorio nazionale.

Nel Paese ci sono tantissimi parchi naturali e aree protette. Io ho scelto di andare nel Darién, ai confini con la Colombia, una zona fino a pochi anni fa inaccessibile a causa dei narcotrafficanti, ora zona abbastanza sicura.

La situazione odierna

Gli Emberà godono di una certa autonomia politica, coltivano la terra: riso e mais innanzitutto, allevano animali da cortile, mentre la caccia è proibita perché gli embera’ abitano in un’area protetta. Inoltre vendono i prodotti del loro artigianato.

Moltissimi continuano a dipingersi il corpo con il succo di tagua, serve come decorazione, ma anche a tener lontani gli insetti.

indigeni embera

Organizzare il viaggio

Il viaggio nasce quasi per caso. Infatti ero attirato dall’idea di andare a fotografare l’aquila arpia, il più grande uccello del centro-sudamerica e ormai diventato raro.

Mi ero documentato su dove vederlo e stavo valutando varie opzioni, una delle quali era di vederlo nel Darien. Così, cercando di capire come arrivarci, quali erano le opzioni e come si poteva strutturare un viaggio che potesse comprendere anche altro, sono venuto a conoscenza della storia degli Embera’ nel Darien.

A questo punto non mi rimaneva che cercare un contatto e, tramite Facebook dopo varie ricerche riuscii a contattare Guido, che mi poteva fornire i mezzi e la guida, Luis, per andare in Darien.

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A quel punto non mancava che il biglietto aereo..

Tutto era pronto per il viaggio nel Darien a visitare il villaggio degli Embera’ Panama.

Prima di tutto un bel trasferimento in auto, alcune ore di strada buona, ben asfaltata, fino all’ultima città prima di entrare nel Darien. Sosta, pranzo, qualche foto ai colibrì e poi si riparte.

Tutto da  l’impressione di un posto di frontiera, ovunque pubblicità di come la Guardia Nazionale renda questo angolo del paese un posto più sicuro. Un paio di posti di controllo e ci siamo! Finalmente nel Darien.

La strada non è delle migliori, ma si viaggia fra buchi e crepe fino allo sterrato: un paio d’ore di salti e vibrazioni ed arriviamo al fiume!!

Se vuoi saperne di più su Panama e leggere altri articoli sugli Embera’ Panama clicca sul tag Panama a fondo pagina oppure segui il blog nei prossimi giorni!! (gli articoli saranno disponibili dal 10 ottobre 2016)

Nel fiume

Non ho paura dell’acqua ma viaggiare in una piroga che deve essere continuamente svuotata con un secchiello non mi lasciava tranquillo, almeno all’inizio. Dopo un paio d’ore ci si fa l’abitudine, è una questione di infiltrazioni, ma nulla di grave.

Il villaggio dista tre ore di navigazione lungo il fiume. Per un paio d’ore piove, poi il cielo si libera un po’ e possiamo goderci il paesaggio: lungo le rive del fiume, sugli alberi numerosi uccelli, falchi, martin pescatore, trampolieri, mentre il fiume si fa sempre più stretto e si snoda nella foresta.

Alla fine intravediamo alcuni segni di vita, una barca di pescatori, che ci salutano, alcune persone lungo le rive, alla fine ecco: il nostro villaggio, Marea, questo è suo il nome.

Il nome è dovuto al fatto che solo con l’alta marea, quando la foce del fiume innalza il livello delle acque è possibile raggiungere il villaggio con la barca.

Incontro con gli Embera’

Finalmente al villaggio facciamo conoscenza con la comunità Embera’ Panama che vive qui. Sono persone molto ospitali e cordiali, contenti di averci qui. In realtà il turismo è allo stadio primordiale, oserei dire vero e mi sento un privilegiato!

Ci preparano un letto di fortuna su una palafitta, protetto da una zanzariera e da un tetto di paglia, senza pareti, come avere le finestre a 360 gradi.. senza finestre però! Praticamente dormiamo all’aperto. La sera il capo villaggio e tanti bambini vengono a trovarci, è una festa e la notte ci attende con l’accompagnamento della pioggia.

E domani via verso l’aquila Arpia!!

Aquila Arpia

E il giorno successivo si va. Alla ricerca dell’aquila Arpia!

Si parte di buon mattino a cavallo, a dire la verità su poveri piccoli cavalli magri, il mio ha una sella di legno senza staffe. Marciamo rilento nella foresta, affondiamo nel fango della strada e i cavalli faticano non poco, mentre rischiamo più volte di cadere.

Il mio cavallo poi non vuole farsi sorpassare e devo stare a debita distanza dagli altri, perché tenta di morderli.. che carattere!! 🙂

Poi man mano il sentiero si fa più stretto e asciutto, scendiamo da cavallo e facciamo un pezzo a piedi con la guida, fino ad arrivare ad un albero dove sentiamo il richiamo dell’aquila.

E’ un giovane che si è involato da poco, ma è enorme! E’ calmo e si lascia fare qualche foto da molto lontano, mentre gli insetti pasteggiano con la mia pelle..  ne porterò il segno fino a casa!

Ne vale la pena però.. che esperienza: non solo l’aquila, ma la gita nella foresta.. che pace, una vera wilderness ancora intatta..

Torniamo, pronti per quello che ci aspetta domani, qui nella comunità Emberà Panama, intanto piove.

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By | 2017-05-01T13:51:43+00:00 ottobre 6th, 2016|Categories: Centroamerica|Tags: |0 Commenti

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Massimo Basso

Viaggiatore e fotografo, amo girare il mondo in cerca di nuove emozioni. Ho una vera passione per le persone e gli animali, è per questo che sono sempre alla ricerca di luoghi dove è possibile vivere veri sentimenti ed esperienze originali. Iscriviti alla newsletter, clicca qui per rimanere aggiornato sulle novità oppure seguimi su Facebook o su Flickr Le fotografie su questo sito sono copyright © Massimo Basso

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