Cebo Cappuccino e Atele e Alouatta

Cebo Cappuccino e Atele e Alouatta
cebo cappuccino
Il Cebo Cappuccino

ha quattro sottospecie ed occupa un vasto areale che va dall’Honduras al Brasile centro-occidentale. Il cebo cappuccino può raggiungere oltre un metro di lunghezza compresa la coda semiprensile. Il pelo è omogeneamente nero, fatta eccezione per la mascherina bianca o giallastra che contorna il muso, la gola e le spalle. La faccia è nuda e rosata. Sono animali diurni ed arboricoli, vivono in gruppi di oltre venti individui con una coppia dominante.
I gruppi sono molto chiassosi e percorrono circa due chilometri al giorno nell’ambito di territori ben definiti per procurarsi il cibo.
I maschi in genere difendono territorio, mentre le femmine formano gruppetti per difendersi da maschi aggressivi e fungono da sentinelle. Questi animali sono molto intelligenti ed in natura i giovani imparano dagli adulti ad utilizzare oggetti per rompere i gusci dei frutti di cui si nutrono, inoltre sono in grado di utilizzare determinate specie vegetali come repellenti per zanzare ed acari.
Sono animali molto opportunisti, che mangiano principalmente materiale vegetale, ma all’occorrenza non disdegnano di catturare insetti e piccoli vertebrati. In natura, questi animali vivono fra i quindici ed i venticinque anni, mentre in cattività la loro speranza di vita raddoppia.
Per ulteriori informazioni consultare la pagina di Wikipedia in Italiano ed in Inglese dal quale è stata tratta ed adattata questa informazione.

atele di geoffroy
L’Atele di Geoffroyi

con cinque sottospecie estende il suo areale si estende dal Messico fino alla Colombia nord-occidentale, prediligendo la foresta pluviale pedemontana e montana.
A seconda della sottospecie, il pelo può essere nero, bruno o rossiccio. La coda e le lunghe zampe sono nerastre.
Si tratta di animali prettamente arboricoli, diurni e molto sociali: a seconda del tipo di habitat e dalla sua produttività, si riuniscono in grandi gruppi a volte con più di 100 individui. Generalmente il gruppo è comandato da una femmina dominante, all’interno del quale il gruppo si frammenta in numerosi sottogruppi comprendenti 5-6 esemplari.
Grazie alla lunga coda, questi animali sono praticamente dotate di un arto accessorio: possono rimanere appesi solo per la coda mentre maneggiano oggetti con le quattro zampe, oppure usare la coda stessa per maneggiare oggetti grazie alla particolare parte terminale glabra e zigrinata, che permette una presa sicura ed una grande sensibilità.
Il pollice opponibile è stato soppresso nelle zampe anteriori in favore di una maggiore funzionalità alla vita arboricola: le mani anteriori contano solo quattro dita ed hanno la forma di uncini, mentre le mani posteriori hanno 5 dita. Durante la locomozione fra le fronde, queste scimmie utilizzano la brachiazione, in maniera simile ai gibboni.

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alouatta
La scimmia urlatrice dal mantello o alouatta

con tre sottospecie (Alouatta palliata aequatorialis, Alouatta palliata mexicana, Alouatta palliata palliata) abita la maggior parte degli habitat forestali fino ai 2500 m d’altitudine dell’area compresa fra il Messico meridionale (stati di Veracruz, Campeche, Oaxaca, Chiapas e Tabasco) e l’Ecuador occidentale.
Si tratta di animali dall’aspetto massiccio, dal pelo uniformemente nero fra il quale spiccano (anche se alcuni individui ne sono sprovvisti) delle setole brune o giallastre. Sui fianchi il pelo è più lungo (da qui il nome comune): la faccia è nera e nuda, con una barba anch’essa nera.
In generale, questi animali hanno uno stile di vita molto pacato e lento, incentrato sulla ricerca di cibo. Rispetto alle femmine, i maschi tendono a saltare di più durante i loro movimenti fra i rami, mentre le femmine sono più arrampicatrici. Vivono in gruppi che contano all’incirca quindici individui, con almeno tre femmine per ogni maschio presente, fra i quali vige una rigida gerarchia lineare che dimostra una complessa rete di interazioni fra i vari membri.

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By | 2016-10-17T18:48:07+00:00 novembre 18th, 2015|Categories: Centroamerica|Tags: |1 Commento

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Massimo Basso

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Un commento

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